LA TUTELA DEI BENI CULTURALI ECCLESIASTICI

I beni culturali d’interesse religioso costituiscono un’enorme parte del patrimonio artistico del nostro Paese.

In Italia abbazie, monasteri, basiliche, cattedrali testimoniano due millenni di storia del cristianesimo, nella gran parte dei quali la Chiesa è stata uno dei massimi committenti di arte e architettura. Per non parlare della devozione popolare, anch’essa protagonista di una committenza privata che ha portato alla produzione di un ricchissimo patrimonio culturale.

È a tutti noto l’apporto che al senso religioso arrecano le realizzazioni artistiche e culturali, che la fede delle generazioni cristiane è venuta consolidando nel corso dei secoli”. Con queste parole, nel 1995, Papa Giovanni Paolo II volle pubblicamente richiamare l’importanza della tutela dei beni culturali d’interesse religioso.

Beni che costituiscono una significativa parte del patrimonio artistico del nostro Paese, la cui civiltà è fortemente permeata dalla cultura religiosa, specie d’ispirazione cristiana.

Non a caso nell’accordo di revisione del Concordato lateranense firmato il 12 febbraio del 1984 tra la Santa Sede e lo Stato italiano già si leggeva (artt. 9 e 12) che “la Repubblica italiana riconosce il valore della cultura religiosa e tiene conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio del popolo italiano … stabilendo una reciproca collaborazione per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturali d’interesse religioso appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche”.

Un patrimonio storico artistico costituito da una miriade di beni architettonici, dipinti, libri e oggetti che, in massima parte, è esposto in aree di scavo, piazze, palazzi e,soprattutto, nelle oltre 95.000 chiese disseminate nelle città e nelle contrade del nostro Paese.

La tutela dei beni culturali d’interesse religioso deve essere quindi vissuta come un dovere nei confronti di un’eredità preziosa, tramandata da secoli e assolutamente inestimabile, intimamente legata al sentimento e all’identità religiosa delle comunità.

 

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